Vivono tra noi…

L’ho incontrato, appena traslocai nella casa dove vivo attualmente, con armi, cane, gatto e bagagli al seguito. Quasi due anni fa.
O, almeno, ho visto uno dei suoi volti.
All’epoca era un signore allegrotto, molto magro, c’incrociammo per caso al piano terra dell’edificio in cui abitavamo (e dove almeno IO tutt’ora abito..), e prendemmo insieme l’ascensore.
Mi raccontò che anche lui aveva appena traslocato, e che era contento della nuova casa, la cui porta fronteggia quella di casa mia, sul lato opposto dello stesso corridoio. Si lamentava solo del fatto che non aveva il televisore con sè…

Mentre lo salutavo, immerso tra i pensieri di quei giorni stressanti (se volete augurare il peggior male possibile alla vostra nemesi, pregate affinchè la sorte gli procuri un trasloco….effetto garantito, ve l’assicuro…), ricordo ancora lo strano effetto che mi fece il notare, casualmente, come costui stringesse avidamente tra le mani la rivista che Sky manda ai suoi abbonati….

Poi, non l’ho più rivisto. O forse sì, ma oltre all’abito si era cambiato il volto…

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Il ghigno sadico del male…

Solo in America.

Febbraio 1997, New York.
Patrick McNeill, giovane studente universitario della Fordham University, passa una tranquilla serata con gli amici in un pub dell’East Side newyorchese. Qualche bevuta, molte risate, e goliardie varie.
Serenità studentesca in libera uscita, insomma.
Ad un certo punto, saluta tutti quanti, e decide di tornare al campus universitario.
Probabilmente ha sonno, chissà quali impegni e progetti aveva per l’indomani.

Non arriverà mai a destinazione.
Scompare.
Circa due mesi dopo, il suo cadavere riemerge dal fiume Hudson. La polizia bolla il tutto come una tragica fatalità, uno sfortunato ragazzo ubriaco che finisce nell’acqua.
I genitori rigettano tale ricostruzione, ma soprattutto non lo crede possibile Kevin Gannon, all’epoca poliziotto in servizio, rimasto colpito dalla strana posizione assunta dal corpo del ragazzo defunto, con le braccia incrociate sul petto, e dal rinvenimento di uno strano disegno ritraente uno smile, una faccina sorridente, sul tronco di un albero vicino al punto di ritrovamento del cadavere…

 

 

 

 

 

 

Aiutato da un collega, Anthony Duarte, Gannon continua ad interessarsi al caso, persino dopo esser andato in pensione, anche per rispettare la promessa in tal senso fatta ai genitori del defunto…

Sembra la trama di uno dei tanti thriller estivi Hollywoodiani, ma non è così:
E’ tutto vero…

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Live from Kazakhstan (6) - I sapori di Aktau -

Una cosa da tenere ben presente quando ci si approccia con la cucina kazaka è la carne.
Che sia carne di maiale, di montone, di cavallo o di altro genere, risulta l’elemento centrale delle dieta di questo paese, almeno a quanto ho avuto modo di vedere, anzi di mangiare durante la mia permanenza in questi luoghi lontani.

Lo Shaslik risulta una delle pietanze principali: con questo nome vengono indicati gli spiedini di carne di maiale, di cavallo o di montone, insaporiti da varie salse e spezie.
Ho avuto modo di mangiarli durante una piacevole serata in un caratteristico locale kazako, il Vagonchy, situato nella periferia di Aktau, frequentato soprattutto dai locali del posto, che difatti scrutavano con curiosità il sottoscritto e i miei compagni di forchetta….

                              

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Live from Kazakhstan (5) - Le Dacie di Aktau e la regola del 3 -

Mi è capitato in questi giorni, girando a piedi o in macchina per le strade di Aktau, d’intravedere gruppi di donne, in tuta blu, cuffia sul capo e mascherina antipolvere, intente a lavorare, spesso a gruppi di tre, ai bordi delle strade, nell’intento di ripulire le stesse o di piantare qualche nuovo alberello vicino ai marciapiedi.
Lavorano alacremente, sia che faccia freddo o, come in questi giorni, vi siano i primi rilevanti tepori primaverili.
Al sottoscritto rimandano un’immagine di professionalità, di concentrazione e dedizione.
Non fanno certamente parte di famiglie benestanti, e gran parte di loro non vive nemmeno ad Aktau. Provengono dalle steppe costituenti l’entroterra di questo paese, ed insieme alle loro famiglie si ammassano nelle piccole casette di legno, lamiera e muratura, ognuna circondata da un piccolissimo giardino, che formano veri e propri quartieri situati nella pianura polverosa che circonda Aktau…                                       

                 

 

 

 

 

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Live from Kazakhstan (4) - La Montagna bianca, Shevcenko e il 2017 -

Nell’Ottocento, quando ancora regnavano gli Zar, queste terre dove attualmente ho il privilegio di ritrovarmi erano abitate da popolazioni nomadi, dedite prevalentemente alla pesca nel mar Caspio, e alla pastorizia.
Vi era una fortezza, situata a circa 150 km a nord rispetto all’odierna cittadina di Aktau, nella quale gli Zar esiliavano i ribelli e i rivoluzionari che non si sottomettevano alla volontà dell’impero.
Fin quando vi spedirono un condottiero ucraino rivoluzionario molto famoso, e molto amato, di nome Shevcenko (sì, avete letto bene, non sto parlando dell’omonimo calciatore e non vi sto prendendo per il didietro…).
La presenza carismatica del militare era tale che, in seguito, la fortezza venne ribattezzata con il suo nome, diventando Fort Shevcenko, che ancora oggi risulta il nome della città sorta in quelle zone negli anni successivi.

Questa almeno è la versione della storia raccontatami da un’autista kazako di nome Malshool, o chissà come si scrive, durante un viaggio nei dintorni di Aktau, e lungo la costa sabbiosa di quest’ultima,  a seguito delle insistenti domande del sottoscritto sulla storia di questi posti…

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Live from Kazakhstan (3) - Sotto il cielo di Aktau -

La prima sensazione che ricorderò del Kazakhstan, provata tanto al mio arrivo all’aereoporto di Aktau, quanto entrando nell’appartamento dove vive mio Padre, è il caldo.
Sì, avete capito bene, proprio il caldo. Fui sorpreso quanto, presumibilmente, lo siete voi che mi leggete, se siete tra coloro  che hanno un immagine di queste lande in cui mi ritrovo come di terre lontane, fredde, rigide.
Ecco, il sottoscritto si è visto smentire subito tale convinzione.
Oh, intendiamoci:merito degli iper-riscaldamenti presenti nel monumentale appartamento di mio padre, innanzitutto.
Se poi giungevo nelle terre kazake  anche solo un mesetto fa, la situazione sarebbe stata ben diversa. E se invece di Aktau, cittadina costiera nella parte occidentale del paese, mi fossi recato ad Atyrau, nel Nord, non avrei di certo esordito in questo modo.
Ma, credetemi, non ho mai sentito veramente freddo, da quando sono qui. Ho fatto amicizia anche con la primavera di Aktau…

Belez, Belef, Belem….o chissà come si scrive o si pronuncia.
No, non è il termine kazako per indicare ‘caldo’. E non è nemmeno un arcaico mantra dedicato a qualche misterioso semidio locale.
E’ il nome dell’autista che accompagna mio padre ed il sottoscritto a casa, dopo il mio arrivo.

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Live from Kazakhstan (2) - Baku e la sua dogana, e l’arrivo ad Aktau (…passando per il Paradiso ?!?) -

Aktau, Simo sul lungomare

Notte tra Martedì 15 e Mercoledì 16 Aprile 2008

 

Stavo faticosamente tentando di riallacciarmi la cinta del mio jeans, e al contempo di rimettermi in sesto maglietta e maglione. Senza scarpe, con ancora una sorta di cuffia azzurra a ricoprire entrambi i piedi, un po’ stralunato e scocciato per quanto appena successo, mi ritrovo improvvisamente circondato da un trio di ufficiali della sicurezza azerbaijani (o come diavolo si scrive…), che con aria molto seriosa, cominciano a sommergermi di domande…

Ma credo sia meglio fare un paio di passi indietro, per chiarirvi quanto sia stata interessante anche l’esperienza vissuta dal sottoscritto in quel di Baku, Azerbaijan. Anche perchè, come dimostra la foto che mi ritrae sul lungomare di Aktau, Kazakhstan, alla fin fine nella terra di Borat ci sono giunto…

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Live from Kazakhstan (1) -Da Roma a Baku, passando per Francoforte-

Martedì 15 Aprile 2008

Ho sempre amato la fase del decollo. Quando l’aereo prende via via sempre maggior velocità, accelerazione, sulla pista, fino all’istante in cui si alza da terra, e senti quella pressione sull’addome, che dura pochi, intensi, secondi, per abbandonarti quando l’aereo è ormai ad alta quota. Mi mancava anche questo, del viaggio. Dodici anni che non provavo questa sensazione, a quei tempi si volava verso Benidorm.

 

Come da disposizioni, avevo già spento il cellulare, e avevo ancora in mente la bellissima immagine della mia ragazza, nuovo sfondo fantasmagorico del mio telefonino, quando i miei occhi vengono distratti da un ipersorridente steward che si avvicina con un gruppo di giornali italiani in mano.

Sembra la pubblicità vivente di un dentifricio: occhi azzurri smaglianti, faccione tondo da boyscout, baffi ben curati, e per l’appunto sorrisone a 125 denti perfettamente bianchi e ultracurati. Se sono riuscito a rappresentarvi bene l’immagine, aggiungeteci adesso la prima pagina de IL GIORNALE del 15 aprile scorso, con un titolone a caratteri cubitali che recitava: << S T R A V I N C E   B E R L U S C O N I >>.

Tanto non ci riesci a rovinarmi la partenza, è il pensiero che tiro, con un’immaginaria fionda, verso quei 125 denti smaglianti….

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Live from Kazakhstan (Prologo)

Martedì 15 aprile 2008 - La partenza -

“ Che strada faccio per raggiungere Fiumicino? “

No, non è il sottoscritto, attualmente in Kazakhstan, a parlare in quel frangente.
Bensì un assonnato tassista, pervenuto sotto la mia umile dimora in quel di Spinaceto alle ore 07:00 circa, previa mia prenotazione.
Ora, immaginatevi SimOnTheRoad che non fa una vacanza da quasi 5 anni (l’ultima, veramente tale, in Croazia con due amiche, nella ormai lontana estate del 2003), che non prendeva un aereo da circa 12 anni (Estate 1996, Benidorm -Spagna-), e che non aveva mai fatto un viaggio così lungo da solo.

Immaginatevi di venire da settimane intense di lavoro, dove tutto aveva congiurato per tentare di farmi desistere dalla partenza. Shackerate un po’, aggiungetevi un pizzico di sana, normale apprensione all’idea di dimenticarsi il passaporto, o i biglietti dell’aereo (credetemi, potenzialmente ne sono capace, dico sul serio…), e potrete, anche se forse solo lontanamente, immaginare l’espressione facciale con cui accolsi le parole dell’assonnato tassista.

Naturalmente, il tassinaro in questione è stato poi ispirato dal suo spirito guida, ed è riuscito, chissà come, a trovare la via misteriosa per lo sconosciuto e ignoto aereoporto “Leonardo Da Vinci” di Fiumicino, dando la possibilità a chi scrive di dirigersi armi (nessuna) e bagagli (1) al bancone della Lufthansa, dove fare il controllo passaporti.

“Ma Lei lo sa che per entrare in Kafak…Kanafist…Karnazi…” pronuncia la biondina, neanche tanto male, con cui ho il privilegio d’interagire.

“K A Z A K H S T A N ” interloquisco, scandendo bene le lettere, con gli occhi assonnati e la mia solita faccia da cazzo, si, dai, avete capito, quella delle grandi occasioni.

“Ecco, appunto. Dicevo, lei lo sa che, per entrare ….lì….ecco, si, insomma, serve il visto? “

Improvvisamente, tendo quasi a concordare con un mio amico sciovinista e sgradevolmente maschilista, che sovente ama ricordare come le Donne, in generale, non dovrebbero mai uscire dal recinto delle “due P”, dove una sta per Padelle, e l’altra per….ehm…tralasciamo, và.

“ Sig.ina, suppongo che per molti paesi al mondo serva il visto d’entrata, difatti, eccolo là, lo vede ? ” rispondo, indicandole la relativa pagina del mio passaporto.

Ma…il meglio doveva ancora giungere.

Quando la sig.ina in questione mi chiede se il bagaglio doveva esser ritirato a Francoforte, prima tappa del mio lungo viaggio d’avvicinamento alla terra di Borat, le rispondo negativamente, specificandole che invece doveva giungere fino a Baku.

“B..Ba…Ku?!?” pronuncia, contorcendo quelle deliziose labbra carnose in modo molto provocante, oltre che divertente. Ma, RaffaBella regna, pertanto smetto subito di guardare le sue labbra, e mi concentro sulla risposta..

“Baku, Azerbaijan. Se guarda i biglietti, faccio Roma-Francoforte, poi Francoforte-Baku, infine Baku-Aktau, Kazakhstan”

Mi guarda incredula, poi annuisce, riprende fiato, e tutta baldanzosa esclama: ” Capisco”.

Secondo me stava mentendo spudoratamente, difatti guardo un po’ preoccupato mentre digita qualcosa sul terminale. Quando sfodera il suo miglior sorriso e mi augura buon viaggio, capisco di aver passato il mio personale battesimo del fuoco.

Forse…

Comunque sia, il mio walkabout kazako era iniziato….

## Continua ##  (by Simo, Aktau - Kazakhstan - )

13 Minuti…

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, al quale hanno contribuito 33 sessuologi americani e canadesi, la durata ideale di un rapporto sessuale è ricompresa tra i sette ed i tredici minuti. Se dura meno, è troppo poco (ettecredo, mi sento di aggiungere…), se dura di più diventa noioso (oddio, dipende….).

Questa è la notiziona principale, corredata poi da tutta una serie di “contentini” tranquillizzanti rivolti perlopiù a noi maschietti, anzi credo esclusivamente a noi maschietti, del tipo ma tutto dipende dalla coppia, ogni individuo è diverso, ognuno ha bisogni e desideri differenti (e allora, mi domando, che senso ha pubblicare siffatti studi pseudo-scientifici?!?), etc. etc. etc.

Ah, quasi dimenticavo: il minutaggio sopradescritto va considerato al netto delle “coccole” iniziali e finali.
Insomma, come al solito, nessuno te regala niente…..


Conclusione in salsa romana: Bella regà, c’avete torto ‘n peso…. ;-)

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