SimOnTheRoad

Un blogger da marciapiede

(From Kazakhstan) Da Roma a Baku, passando per Francoforte…

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Martedì 15 Aprile 2008

Ho sempre amato la fase del decollo. Quando l’aereo prende via via sempre maggior velocità, accelerazione, sulla pista, fino all’istante in cui si alza da terra, e senti quella pressione sull’addome, che dura pochi, intensi, secondi, per abbandonarti quando l’aereo è ormai ad alta quota. Mi mancava anche questo, del viaggio. Dodici anni che non provavo questa sensazione, a quei tempi si volava verso Benidorm.

 

Come da disposizioni, avevo già spento il cellulare, e avevo ancora in mente la bellissima immagine della mia ragazza, nuovo sfondo fantasmagorico del mio telefonino, quando i miei occhi vengono distratti da un ipersorridente steward che si avvicina con un gruppo di giornali italiani in mano.

Sembra la pubblicità vivente di un dentifricio: occhi azzurri smaglianti, faccione tondo da boyscout, baffi ben curati, e per l’appunto sorrisone a 125 denti perfettamente bianchi e ultracurati. Se sono riuscito a rappresentarvi bene l’immagine, aggiungeteci adesso la prima pagina de IL GIORNALE del 15 aprile scorso, con un titolone a caratteri cubitali che recitava: << S T R A V I N C E   B E R L U S C O N I >>.

Tanto non ci riesci a rovinarmi la partenza, è il pensiero che tiro, con un’immaginaria fionda, verso quei 125 denti smaglianti….

Vicino al finestrino, mi diverto ad osservare il cielo, tra una breve pennichella  e qualche rapido sguardo ad una Hostess molto carina, molto professionale, molto amazzone, che ogni tanto allietava le due ore di viaggio fino a Francoforte. Due cose mi rimangono impresse, oltre che le gambe della tedescona (Raffy, schieeerzo , please…): la forma tondeggiante delle nuvole, quasi una sorta di infinito gregge di pecore, e le case della zona di Frankfurt che sorvoliamo, tutte ordinate, tutte disposte in fila, ordinatamente, tutta una serie di piccole villette dal tetto spiovente, dalle mura biancastre.
Disposte, create, costruite secondo un criterio, un progetto, o almeno, questa è l’impressione che mi davano, mentre le sorvolavamo. Inoltre, molto verde, molti alberi, anche e soprattutto nei pressi dell’aereoporto, che difatto sta in mezzo ad una sorta di foresta, ed è effettivamente immenso.

“Hello, I’m going to Baku, Azerbaijan, where is the gate?” pronuncio all’indirizzo del cortese tedesco che accoglie i viaggiatori di passaggio all’aereporto di Frankfurt, diretti verso altri lidi. La frase mi esce spontaneamente, tanto che sono letteralmente fiero di me stesso e del mio english, anche perchè capisco alla prima botta la risposta del mio interlocutore, e mi dirigo a fare nuovamente il controllo passaporti (dove invece trovo un tedesco più freddo e scostante di un cadavere del ‘300, al quale mi viene la tentazione, salutandolo, di mimare il gesto di Luca Toni quando ha appena fatto goal), e successivamente attendo la partenza del volo al relativo gate.
La mia soddisfazione sarebbe stata però di breve durata.

Una volta  a bordo del secondo aereo Lufthansa della giornata, che da Francoforte mi avrebbe portato fino a Baku (Azerbaijan), seconda tappa del mio viaggio verso le terre kazake, scivolo sulla classica buccia di banana. Anzi, di aranciata, per così dire.

Solito steward, e solite hostess (questa volta dei veri e propri cessi ), che portano a noi passeggeri cibo e bevande. Il mio vicino di posto è un cittadino tedesco tutto tatuato, che ha appena scelto la pasta. Ovviamente, per distinguermi, in un improvviso ed insulso moto patriottico, scelgo la carne.

Bene. Viene il momento delle bevande. Il tedesco si prende la coca cola.
Il sottoscritto, che voleva fare il fico,  assume un aria finta intellettualoide, inarca il proprio sopracciglio, guarda con leggero disprezzo il bicchiere di coca cola, e si rivolge allo steward in attesa:

“Please, give me an orange juice” (Per favore, mi dai un succo d’arancia).
O almeno, questo è quanto avevo intenzione di dire. Ma, sul momento, il mio english va in ferie, e mi ritrovo con una parola, “Such”, che mi rimbalza nella mente, quando penso al termine “succo”. Ovviamente, mi rendo subito conto che non sarebbe il termine giusto. Mi prende l’agitazione, in quanto anche il tedesco comincia a fissarmi, incuriosito dai miei secondi di silenzio nello scegliere la bevanda. Lo steward continua a guardarmi sorridente, secondo me avrebbe retto in quella posizione fino in Azerbaijan.

Voi direte “Cacchio, e non potevi dirgli semplicemente Orange? Avrebbe capito”.
Siete tutti bravi, complimenti. Non avete ancora compreso che mi ero dimenticato pure come si dice “arancia”, in english?

Alla fine, caccio un sospiro di quelli solenni, mi schiarisco la voce, e pronuncio:
“Water”

Lo steward, nella medesima espressione di prima, mi risponde, con fare accondiscendente:
“Are you sure?” (Sei sicuro?)

“SURE, SURE!!!”

Dio, che figura di merda….

Alla prossima, dove vi racconto cosa mi è successo alla dogana di Baku, e poi, tutto Kazakhstan.

## CONTINUA ##  ( By Simo, from Aktau, Kazakhstan )

Written by simontheroad

18 Aprile, 2008 a 3:39 pm

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