Mi è capitato in questi giorni, girando a piedi o in macchina per le strade di Aktau, d’intravedere gruppi di donne, in tuta blu, cuffia sul capo e mascherina antipolvere, intente a lavorare, spesso a gruppi di tre, ai bordi delle strade, nell’intento di ripulire le stesse o di piantare qualche nuovo alberello vicino ai marciapiedi.
Lavorano alacremente, sia che faccia freddo o, come in questi giorni, vi siano i primi rilevanti tepori primaverili.
Al sottoscritto rimandano un’immagine di professionalità, di concentrazione e dedizione.
Non fanno certamente parte di famiglie benestanti, e gran parte di loro non vive nemmeno ad Aktau. Provengono dalle steppe costituenti l’entroterra di questo paese, ed insieme alle loro famiglie si ammassano nelle piccole casette di legno, lamiera e muratura, ognuna circondata da un piccolissimo giardino, che formano veri e propri quartieri situati nella pianura polverosa che circonda Aktau…


Si chiamano Dacie, e durante le mie peregrinazioni al di fuori di Aktau ne ho viste moltissime, dei veri e propri piccoli quartieri ammucchiati l’uno sull’altro, in mezzo a steppa e polvere.
Situate principalmente nelle vicinanze del Porto, dove tra l’altro si trova l’impianto di desalinizzazione dell’acqua marina, in modo che la stessa possa poi esser veicolata, attraverso lunghe e grosse tubazioni a vista, fino in città, sono abitate da quelle famiglie di lavoratori e lavoratrici kazaki che lavorano lungo la costa, o che giungono ogni mattina in Aktau per svolgere le loro mansioni, come ad esempio quelle che vi ho descritto poc’anzi.
Una cosa che mi ha incuriosito è stato il contrasto tra questa schiera di piccole casette in legno e mattoni, ciascuna dotata di un piccolo giardinetto, e la distesa fatta di sassi e terriccio che le circonda.
Per quanto riguarda invece gli edifici di Aktau, come si può riscontrare in molte città del mondo anche qui i palazzi più nuovi, in cemento armato e parzialmente ristrutturati, si trovano nel corrispondente centro cittadino, lungo la strada principale, dove sorgono la maggior parte dei negozi, le banche, gli uffici delle società straniere, gli hotel principali e via dicendo.
Nella parte più periferica gli edifici sono in semplice muratura, con aspetto molto più fatiscente e datato.
Per tutti però vige la regola del tre.
Difatti, come mi aveva anticipato un mio amico via mail, essendo stata una città militare Aktau non ha nomi per i quartieri o gli edifici, ma questi sono indicati mediante un trio di numeri, dove il primo indica la zona della città in cui sorge il palazzo, il secondo indica il palazzo stesso, ed il terzo l’appartamento considerato.
La regola del tre, in Aktau, la si ritrova anche in altre sfaccettature della vita quotidiana: ad esempio, quando si è intenti a passeggiare tranquillamente per le vie della città capiterà sovente d’incontrare gruppi di tre militari che fanno la cosiddetta ronda.
Oppure, e qui concludo, ho notato che i maschi kazaki hanno una particolare predilezione nello sputare a terra, di quando in quando.
Soprattutto quando gli passa vicino uno straniero come il sottoscritto, ad esempio. Ebbene, secondo voi quanti sputi fanno, nel breve volgere di un paio di secondi?
Bravi, ci avete azzeccato…

Bellissimi questi post, Simo!
Perchè non resti tra i Kazaki, così almeno CE SCRIVI SU ‘STO BROGGHE!
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@Art: LOL, grazie
)
Ciao a tutti, anch’io veng da un anno e mezzo passato ad Atyrau (un pò più a nord di Aktau)…anche lì è sempre pieno di queste donnine tutte coperte che senza alzare mai lo sguardo puliscono dalla polvere i bordi della strada o i marciapiedi, o annaffiano le piante o lucidano in continuazione i ponti sull’Ural…però detto così sembra una cosa carina e devota, se poi guardi con i tuoi occhi fa veramente (scusate il termine) “schifo”.
Per quanto riguard i kazaki ch sputano?!? Mi permetterei di rivedere come scrittonel commento sopra “di quando in quando”!!!! E’ un continuo ed è una cosa indecente!!!
Ciao Simone…
sono capitato per caso sul tuo blog… Vivo da un anno ad Almaty ed è inutile dire che riconosco in pieno un sacco delle cose che hai descritto… gli sputi e i lavoratori sulle strade che semplicemente “spostano” la polvere sono comuni a tutto il paese.
Ok, era solo per lasciare un saluto ad un compagno di “avventure kazake”…
@Mario: Ciao, grazie della visita e del commento. Personalmente da fastidio anche al sottoscritto il continuo sputacchiare dei maschi kazaki, ma e’ pur vero che, sempre a mio modesto avviso, ho potuto riscontrare anche molti loro pregi. Per quanto concerne le donnine che puliscono…come, ti da fastidio chi sputacchia, ma anche chi tiene pulito?
@Lodovico: Ciao, compagno di avventure kazake. Al tempo del post che state commentando, ero venuto semplicemente in vacanza ad Aktau, per trovare mio padre. Attualmente, invece, ci vivo proprio. Mi fa piacere non aver toppato troppo nelle mie descrizioni…Grazie anche a te della visita e del commento
Ciao Simone, asslutamente non mi da alcun fastidio vedere queste donnine che puliscono, anzi…è solo che a raccontarlo così fa un effetto, ma poi vederle per strada si fa quasi fatica a riconoscerle ricoperte come sono da queste immense nuvole di polvere con macchine che sfrecciano ad alte velocità a non più di 50 cm…
Ciao